Che cos’è la luce blu e perché è consigliato proteggere i nostri occhi

Affaticamento visivo ma anche possibili danni a lungo termine, come l’invecchiamento precoce della retina. Ci sono lunghezze d’onda dello spettro visivo nocive, che vanno schermate, preservando invece quelle benefiche.

Di luce blu si sente molto parlare: è una delle cause principali dello stress visivo che colpisce chi passa molte ore davanti a pc, telefonino o tablet. Cioè praticamente tutti. “Ma la luce blu non si può eliminare, sarebbe un errore, perché una parte di questa radiazione è fondamentale per la nostra salute: regola il ritmo “sonno veglia”, spiega Franco Spedale, Specialista in Oftalmologia e Direttore del Reparto di Oculistica dell’Ospedale di Chiari, Brescia. Insomma è quella che avverte il nostro corpo che è ora di stare svegli oppure di andare a dormire, agendo su un ormone fondamentale per il benessere, la melatonina. In più è fondamentale per l’umore, l’attenzione, la salute visiva. Non c’è da stupirsi, la luce è fondamentale per la vita, umani compresi. E se è vero che la vista umana si è evoluta con la luce del Sole, che è la più intensa sorgente naturale di luce blu, è altrettanto vero che oggi la nostra esposizione a questo tipo di luce è aumentata esponenzialmente per via dei dispositivi digitali e dell’illuminazione a LED, che diffondono proprio questo tipo di radiazione.

Caratteristiche della luce blu
La luce visibile all’occhio umano è compresa fra 380 e 780 nanometri e la componente blu è compresa fra 380 e 500 nanometri. Si tratta di una parte essenziale dello spettro, necessaria per garantire prestazioni visive adeguate e lo svolgimento di alcuni processi fisiologici. D’altra parte però la luce blu può potenzialmente danneggiare gli occhi soprattutto con le radiazioni a lunghezza d’onda più breve (380-450 nanometri) all’interno dello spettro che hanno una più alta energia e quindi sono più nocive per il tessuto oculare.

invecchiamento precoce retina

I danni
A differenza dei raggi UV, la luce blu raggiunge la retina e interagisce con l’epitelio pigmentato maculare e i fotorecettori, e qui può innescare danni cellulari. I danni possono essere gravi e a lungo termine, come la degenerazione maculare senile o l’invecchiamento precoce della retina, oppure più immediati come il senso di affaticamento, la secchezza oculare, la sensazione di scarsa messa a fuoco. “La luce blu ci rende vigili, alza la nostra soglia di attenzione, di conseguenza l’ammiccamento diminuisce di almeno 5 volte rendendo gli occhi più secchi”, va avanti l’oculista. “Ecco perché dopo molte ore passate al computer è possibile sentire una sensazione simile a quella di quando si ha un corpo estraneo nell’occhio: è la scarsa lubrificazione dell’occhio”.

Protezione intelligente
Se è vero quindi che non dobbiamo eliminare la luce blu, possiamo però sicuramente proteggere i nostri occhi dalle radiazioni più nocive, quelle a lunghezza d’onda più breve. “Un’accortezza che dovrebbero avere tutti: chi ha problemi di vista dovrebbe indossare lenti in grado di attenuare questa parte della luce blu, ma anche chi non ha difetti visivi ma passa molte ore al computer o comunque davanti agli schermi dovrebbe pensare di avere degli occhiali specifici, capaci di proteggere gli occhi in maniera ottimale”, sottolinea Spedale. La tecnologia viene in nostro soccorso con lenti capaci di assorbire proprio le radiazioni nocive, come le lenti BlueGuard di ZEISS, grazie a due composti chimici che si trovano al loro interno – benzotriazolo e benzofenone – in grado di assorbire fino al 40% dello spettro blu violetto fra i 400 e i 455 nanometri lasciando però passare le lunghezze d’onda benefiche. In più, bloccando la luce blu internamente al materiale, riducono i riflessi residui sulla superficie della lente fino al 50% rispetto ai tradizionali trattamenti anti-luce blu.

Fonte: repubblica.it

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