Miopia patologica

La miopia patologica è, oggi, una della principali cause di cecità nel mondo.

Si definisce miopia patologica, una miopia elevata associata ad una qualsiasi alterazione patologica posteriore specifica del miope, risultante dall’eccessiva lunghezza assiale. La definizione di miopia elevata varia leggermente; c’è, comunque, comune accordo nel considerare tale una refrazione miopica con equivalente sferico superiore a -6D e/o una lunghezza assiale >26mm.

La miopia patologica è caratterizzata dalla formazione dello stafiloma posteriore, suo marchio distintivo; è inoltre associata con specifiche complicazioni maculari quali la neovascolarizzazione coroideale e l’atrofia corioretinica.

La foveoschisi miopica e i fori maculari con o senza distacco retinico sono specifici della miopia ed indicazioni maggiori all’intervento chirurgico.

La prevalenza complessiva della miopia, includendo la miopia degenerativa, mostra sostanziali differenze fra razze e gruppi etnici (ad esempio maggiore fra nella razza gialla e minore nella razza nera).

Tassi di prevalenza più bassi sono stati trovati fra gli uomini piuttosto che fra le donne; inoltre si pensa che fra le donne siano più probabili elevati gradi di miopia così come i conseguenti cambiamenti degenerativi.

La patogenesi dei cambiamenti degenerativi maculari e perimaculari dell’occhio miope non sono stati, ad oggi, pienamente compresi, sebbene si pensi che le lesioni siano dovute tanto alle anormalità biomeccaniche (eccessivo “allungamento” dell’occhio miope) quanto a fattori eredodegenerativi.

Le complicanze della miopia patologica differiscono per presentazione, gestione e terapia:

  • complicanze neovascolari della miopia patologica: corrispondono alla comparsa di una neovascolarizzazione coroideale (neovasi anomali nello spazio sottoretinico). La diagnosi di sospetto, posta in relazione alla sintomatologia accusata dal paziente, che lamenta un repentino ed importante calo visivo, associato frequentemente alla visione di righe o immagini distorte (metamorfopsia) e/o alla visione di una macchia nera al centro del campo visivo (scotoma), ed all’esame del fondo oculare (comparsa di emorragia maculare), è confermata con esame strumentali quali la tomografia a coerenza ottica (OCT) e l’angiografia retinica con fluoresceina sodica (FAG).La gestione ha raggiunto standard terapeutici condivisi a livello internazionale con la recente introduzione della terapia intravitreale con farmaci anti-VEGF che, associata ad una diagnosi precoce e precisa, fornisce buoni risultati funzionali.
  • complicanze di pertinenza chirurgica: sono, ancora oggi, argomenti poco chiari e molto dibattuti. La comprensione di tali quadri clinici, è, infatti, relativamente recente e strettamente correlata al miglioramento delle metodiche di imaging retinico, su tutte la tecnologia OCT: l’osservazione dell’area maculare del miope elevato, usando una lente a contatto o non a contatto, è sicuramente impegnativa in quanto l’atrofia dell’epitelio pigmentato retinico riduce notevolmente il contrasto.Ciò ha ostacolato l’osservazione dettagliata e la conseguente comprensione della fisiopatologia dell’area più nobile della retina del miope, sebbene le patologie maculari specifiche della miopia siano note da tempo. Lo sviluppo della tecnologia OCT ha facilitato sia la visualizzazione delle microstrutture retiniche in condizioni patologiche che la comprensione della patogenesi, interazioni e progressione della patologia. Tali informazioni hanno portato rivoluzionari cambiamenti nel concetto delle patologie maculari specifiche della miopia.

    Oggi la miopia patologica è una patologia molto più accessibile di quanto fosse 20 anni fa. Si è identificata la foveoschisi miopica, che è un quadro clinico non infrequente negli occhi miopi elevati, e può essere considerata come una precondizione allo sviluppo del foro maculare e del distacco di retina ad esso associato, le più severe fra le complicanze della miopia patologica.

    Tali quadri clinici in associazione alla retinoschisi maculare ed i fori maculari lamellari, vengono raggruppati sotto la definizione di “maculopatia trattiva miopica” [myopic traction maculopathy (MTM)] a sottolineare l’importanza che le trazioni esercitate dal corpo vitreo e dalle strutture retiniche anomale, caratteristiche del miope elevato, hanno nella promozione di tali processi patologici.

    Una accurata diagnosi, associata ad uno stretto monitoraggio clinico e strumentale (OCT) sono fondamentali per una corretta indicazione chirurgica al fine di ripristinare l’anatomia di tali strutture retiniche e, per quanto possibile, preservarne la funzione.

    Il miglioramento delle tecniche chirurgiche, associato agli avanzamenti della tecnica della vitrectomia via pars plana, alla recente introduzione della tecnica del piombaggio maculare ed alla recentissima introduzione in uso clinico della tecnica del “flap invertito di membrana limitante interna”, permettono, oggi, una adeguata gestione chirurgica di tali patologie.

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