Corioretinopatia sierosa centrale

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La corioretinopatia sierosa centrale (CSC) è una patologia corio-retinica, solitamente monolaterale, caratterizzata da un sollevamento della retina centrale, causato dall’accumulo di liquido che dalla coroide (tessuto vascolare che nutre gli strati retinici esterni) diffonde verso lo spazio sottoretinico attraverso piccole rotture dell’epitelio pigmentato, strato della retina che in condizioni fisiologiche svolge la funzione di barriera.

Dal punto di vista patogenetico si ritiene che alla base della lesione dell’epitelio pigmentato vi sia una iper-permeabilità della vascolarizzazione coroideale determinata da fattori sistemici.

La CSC colpisce più frequentemente i maschi (85-90% dei casi) di età compresa tra i 20 ed i 45 anni e può essere bilaterale nel 40% dei casi. Si tratta di un disordine idiopatico, nonostante sia riconosciuto il ruolo di alcuni fattori di rischio quali: condizioni emotive e di stress psicologico, condizioni che determinano la produzione di livelli elevati di cortisolo, come in gravidanza ed in alcune malattie autoimmunitarie, così come l’assunzione di famaci corticosteroidi per via sistemica.

I sintomi generalmente compaiono all’improvviso. Il paziente riferisce visione sfuocata, distorta (metamorfopsia), rimpicciolita (micropsia) comparsa di una zona grigia o di una macchia nella parte centrale del campo visivo (scotoma relativo), ed alterazione nella percezione dei colori (discromatopsia).

L’OCT (Tomografia a Coerenza Ottica) una tecnica diagnostica non invasiva, rappresenta ormai un esame indispensabile nella diagnosi e soprattutto nel follow-up della CSC per la capacità di quantizzare in maniera obiettiva e ripetibile la presenza di fluido sottoretinico.

La Fluoroangiografia e l’Angiografia con verde di Indocianina si propongono nei casi dubbi quando si renda necessaria una diagnosi differenziale con altre patologie maculari di tipo essudativo; esse assumono un ruolo indispensabile, allorquando si debba individuare a scopo terapeutico il punto di fuga responsabile del sollevamento del neuroepitelio.

La patologia è generalmente autolimitante, e nel 90% dei casi mostra una risoluzione spontanea entro pochi mesi, con una buona prognosi visiva. Alla luce di ciò, l’osservazione clinica rappresenta l’approccio di prima linea, associato, nel caso di elevati livelli ematici di corticosteroidi, ad una correzione a livelli normali, quando possibile.

Tuttavia, alcuni pazienti possono sviluppare una forma cronica o ricorrente (la CSC può recidivare in circa il 50% dei pazienti entro un anno), ed andare incontro ad una perdita visiva severa e progressiva. In tal caso, bisognerà ricorrere al trattamento più opportuno per il caso specifico (fotocoagulazione laser o terapia fotodinamica).